Sali a Baita   Do Re Mi
Fa
Sol
 


Di quel
che passa
si scrive,
si canta,
si balla.

Di quel
che resta
ci bastan
gli occhi.

 

26.7.10

 
Ottantaseimilaquattrocento.

Vapor di palloncini
rucole di panna in torta
blu della maglietta
camminata stretta.

Riprendo e distendi
volto pagina e scarabocchio
rotta portafortuna
avanti beatamente.

Incavo del collo
ultimo sopracciglio
chiamarsi in silenzio
sì lo voglio.

Zaino spazzolino diario e tu
sopra le onde dentro le nuvole
fra tramonti e temporali
io non ti lascio più.

Ottantaseimilaquattrocento
giorno al secondo buongiorno
ti curo ti fuggo ritorno
notte mio fiore buonanotte
ottantaseimilaquattrocento.

Stessa lingua quando dico vita
gridando prendimi col miele
rapiscimi brindando sul divano
lontano s'intravede un belvedere.

Empirici elettrici spifferi d'animi
medesimo tetto s'alza il vento
corri son qui e piove il resto
attenta arpeggia stringiamoci.

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Questo è
l'ultimo
inchiostro
mercantile
fresco di
sale e rime.


Qui ultimamente
sto in compagnia
di bella gente.

 

carta

Quest'altro
invece
è a spasso
per Santiago
con le prime
piume.



Il Pallone,
se sei così vecchio,
ora l'avresti perso.

Fortuna che,
come niente,
ora è tornato
tranquillo come sempre.

Se spulci
attento
già c'è l'eco
archiviato
di quel che ero.

Comunque
di certo
rimane solo
lo Sghembo,
ed è questo:

Home.

     
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Vi lascio la punteggiatura, ma non nel mezzo: quello e' tutto fra la mia testa ed il blu.
Percio', nel caso vi piaccia per gloria o pecunia, almeno un grazie o una mancia rauca.
 
   
creativo