Sali a Baita   Do Re Mi
Fa
Sol
 


Di quel
che passa
si scrive,
si canta,
si balla.

Di quel
che resta
ci bastan
gli occhi.

 

24.3.10

 
Ndemo ostreghèta.

Vinilico di colla e di effe emme.
Con la prima scalfisco i grumi del pretendere un perfetto testo alla consapevolezza del mai e con la seconda mi incuffio per non sentire il mondo urlandogli contro.
Ho una gerla piena zeppa di incastri smussati: per combaciarli al bacio ho imparato a tagliarmi altrimenti non ne esci. Se sanguini poi cicatrizzi e quando ti cambi la muta allora altro che grammo sarò peso quintale dell'essenziale.
Per adesso mi diverto a ricordarmi di non smettere il divertimento altrimenti perderei il baricentro e sarei preda del malcontento. Forse guisando a trottola non ci si accorge di quel che altri avvolge ma io preferisco così, è meglio, piuttosto che cadere ogni giorno genuflesso al dazio del credersi eterno.
Vado a cantare, ascoltare, raccontare: mi sembra un buon gioco da continuare a sgranare.

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Questo è
l'ultimo
inchiostro
mercantile
fresco di
sale e rime.


Qui ultimamente
sto in compagnia
di bella gente.

 

carta

Quest'altro
invece
è a spasso
per Santiago
con le prime
piume.



Il Pallone,
se sei così vecchio,
ora l'avresti perso.

Fortuna che,
come niente,
ora è tornato
tranquillo come sempre.

Se spulci
attento
già c'è l'eco
archiviato
di quel che ero.

Comunque
di certo
rimane solo
lo Sghembo,
ed è questo:

Home.

     
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Vi lascio la punteggiatura, ma non nel mezzo: quello e' tutto fra la mia testa ed il blu.
Percio', nel caso vi piaccia per gloria o pecunia, almeno un grazie o una mancia rauca.
 
   
creativo