Sali a Baita   Do Re Mi
Fa
Sol
 


Di quel
che passa
si scrive,
si canta,
si balla.

Di quel
che resta
ci bastan
gli occhi.

 

16.3.10

 
Alpeggio al nebbiolo.

Bardello con le tempie ad un proposito di scarnificazione. Firma qui, timbra un rantolo, balla cieco che è meglio. Sblessa l'angolo curvo della mia vetrina in direzione di una latrina malandata che non sciacqua via il trasloco del mio affresco. Senza preventiva autorizzazione mi prendono e ti portano via il nome, ti cambiano l'anfratto, ti regolano su un canale dalla isofrequenza ad impulsi stordi. Ah meno più male che le cuffie tengono buono il testosterone dell'anima e alambiccano sdruse vocali per attori. Me le mancassero non saprei chi esser altro mentre mi porto a spasso in un sogno da bimbo cresciuto fra gli squali non più umani del Devoto Oli.
Vado a spugnarmi e sfoltirmi dalle regoluzze in codicini da postilla al gesto e da spolvero all'olezzo, carriolo verso un appendice di ortografia mal messa e sempre quella che tanto soldi in tasca non me ne vengono perciò posso permettermi di esser sgualcito sì ma adatto all'arpeggio.

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Questo è
l'ultimo
inchiostro
mercantile
fresco di
sale e rime.


Qui ultimamente
sto in compagnia
di bella gente.

 

carta

Quest'altro
invece
è a spasso
per Santiago
con le prime
piume.



Il Pallone,
se sei così vecchio,
ora l'avresti perso.

Fortuna che,
come niente,
ora è tornato
tranquillo come sempre.

Se spulci
attento
già c'è l'eco
archiviato
di quel che ero.

Comunque
di certo
rimane solo
lo Sghembo,
ed è questo:

Home.

     
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Vi lascio la punteggiatura, ma non nel mezzo: quello e' tutto fra la mia testa ed il blu.
Percio', nel caso vi piaccia per gloria o pecunia, almeno un grazie o una mancia rauca.
 
   
creativo