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Di quel
che passa
si scrive,
si canta,
si balla.
Di quel
che resta
ci bastan
gli occhi.
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25.2.05
Bisonte. Piccolo scherzo di canzone Pulita. Bisonte era già gonfio come sbeffeggio di soprannome nel chiamarlo pareva già uno scherzo e benchè da bambini ci si sforzasse il filtro della moralità finiva sempre nel cesso senza nemmeno il bisogno d'abbassarne l'asse.
Cento i chili sopra i grassi polpacci e davanti alla porta in difesa nella squadretta del paese si muoveva statico come nella vita senza grosse pretese colpa credo di certe ghiandole disfunzionali sepolte dagli insulti stretti in ortepedia da lacci.
Gli angioletti del paese finita la funzione s'uscivano sul sagrato coperto di neve e stringendone le palle lo miravano ragliando:
'Arriva il bisonte ciccione deforme senti il fetore chi lo tocca muore.'
e senza sforzo centravano il bersaglio.
Bisonte mai una reazione spolverava via il bianco dal cappotto si riassettava la sciarpa sul collo e se ne andava ondeggiando uscendo in silenzio dalla parte opposta del lancio.
Le estati fine sessanta erano promiscue dal fango ai fiori sfuggivano da incensi, candelabri e noia prostando in altre Marie l'adolescenza.
Lena andava verso l'agonia dei diciotto con l'incoscienza bagnata da un boia.
La sera delle lanterne sopra il caldo era San Rocco e a lei bastò un corpo. Lo straniero veniva da fuori era in paese per la festa non l'aveva mai visto e per questo gli piacque non aveva legami, se ne stava in disparte ma le colava addosso il suo sguardo e quando lui la invitò infrangendo la barriera delle sue amiche lei non rinunciò al ballo e quelle la guardarono inviperite.
Rude e tagliente l'avvinghiò al tango Lena avvertì qualcosa laggiù nel bassoventre s'eccitò e pensando all'invidia a bordo pista se lo strinse ancor di più vita contro vita.
Lui la mirava con un filo di bava strattonandola e trafugandola come bigiotteria scarsa ma alla portata e visto l'estate come se n'era andata decise che ormai non aveva niente più da giocarsi e affondò con lei fra le sue carni.
La pelle sporcata di terra e piegate le spighe sotto la voglia.
Progetti in punta di coito, un amplesso ad un passo dall'eccesso. Lena stava per far sua la preda in neri vestiti da notte penitente quando scuotendo la chioma nel nulla lo vide pensò è finita scrutando l'eclisse, si bloccò di colpo in attesa del peggio.
Ed invece l'ombra negli occhi del gigante non celava male o cattiva intenzione. Durò in eterno quel secondo freddo il suo sguardo sul suo seno stretto. Poi si voltò da nemmeno un metro e strisciò rompighiaccio nel grano. Bisonte pacato se ne andò ondeggiando uscendo in silenzio dalla parte opposta del campo.
Lena non volle sapere quel che aveva da temere sotto di lei senti un corpo freddo ma non ne diede peso. Lo ripose via dimenticato presto si convinse d'aver visto un miraggio scosse l'animale che aveva sotto il grembo e gli chiese di riaccompagnarla in paese.
Lo straniero perplesso fece uno strano gesto Lena s'augurò che non impazzisse che d'uomini non venuti ne conosceva: erano tori da tagliarne i marroni senza più connessioni sragionavano come bestie feroci.
Ed invece quello si curò più di non dar nell'occhio guardandosi attorno come uno che non si fidi dell'ombra alla fine di una strada non nota armaneggiò fra i calzoni sputò apprensioni e se ne diede.
Non si fece mai più vedere.
Durante l'ultimo anno di lezioni Lena ripassava le righe meccanica prossimi i rumori delle officine e un salario in turni da prigioni rassegnata posava testi e sfide immergendo i suoi sogni in acido bagno.
Turnista in notturna sempre in fila anche in mensa portava alla bocca un miscuglio di sapori da officina ed accanto al suo posto freddo arrivò lui, l'anno dopo, d'inverno versando il suo silenzio in brocca e ricordandole quei tempi da ballerina.
Era modello di ingranaggio perfetto timbrava perforava sudava timbrava accompagnava la catena da almeno un metro come insetto gigante nel suo regno Bisonte al traino lui massacrava aveva le mani come di cemento e ci dava dentro Diobono come ci dava dentro.
Gli bastò il primo giorno per riavvolgere la catena finito il turno vennero da lui in banda e nello spogliatoio sudato in pezza in quattro gli misero un sacchetto in testa versandogli addosso dell'olio di rimessa gli avvicinarono il calore di una fiamma 'mangiamoci questa porchetta vediamo se avrà ancora voglia di menarla così di fretta'.
Quando se ne andarono rimase solo là dentro steso sul pavimento come carne da macello.
Pianse sopra il quintale si sentì male poi si asciugò lacrime e fetore e se ne andò ondeggiando uscendo in silenzio dalla parte opposta dell'agguato.
Al terzo giorno se ne accorse non che non l'avesse vista prima ma al terzo la riconobbe col tempo del suo riflesso prima capì poi tornò al suo controllo del quale peraltro aveva già rallentato l'andamento sollevò di nuovo il mento l'arse per un istante di traverso e rinunciò ad aprire il suo mondo per osservare di nuovo il suo piccolo regno.
Lena già tremava mentre impacchettava in fondo alla catena le era bastato un attimo ed il sangue aveva di nuovo gelato chiese il cambio con una collega e cercò di non averne a che fare con quella bestia immorale.
Successe una sera pioveva di cera terminato il lavoro Lena usciva come in pena ad attenderla il bucato e la cenera in sigaretta sopra la tristezza a ricordarle com'era stata bella.
Confusa nell'acqua si avvicinò alla macchina vide il suo riflesso smorto in una pozzanghera d'olio si fece forza aprì la portiera e proprio in quell'istante si accorse del gigante dietro di lei alle spalle l'aveva raggiunta senza un rumore e la stava a fissare come se fosse gìà li da ore.
L'istinto la fece per urlare ma quello le mise una mano sulla bocca enorme a chiuderle il fiato ripensò di nuovo alla fine della vita e si augurò che fosse rapida indolore e pulita chissà perchè pulita.
Aspettandosi il nero venirle meno si lasciò andare come offerta all'insensato altare ma proprio mentre salutava il freddo lui le tolse lento il suo blocco dal mento portandosi l'altra mano al corpo dal nulla ne estrasse un foglio posandolo sul sedile dietro si voltò e se ne andò ondeggiando dalla parte opposto dell'auto.
Per la seconda volta Lena era un passo che morta solo dopo il suo nuovo battito riprese coscienza sulle guance e nella testa. Risollevata seguì l'impulso afferrando il foglio bocca di gatto col topo.
Era piegato in quattro parti recluso aperto recava la data dell'anno passato ed era pagina del giornale locale il giorno dopo dell'agguato nel campo quando Bisonte le aveva tolto per la prima volta il fiato.
Sotto lotte politiche ed inframezzi secchi del tempo c'era quasi nascosto un trafiletto ma evidenziato da un tratto incerto: Ammazzato finalmente quel delinquente morto sparato e difeso disperato accusato di furti stupro e scasso dopo aver tentato in sevizia la settima donna si diede alla fuga sul monte dietro al paese ma infine raggiunto e braccato dopo un assedio disperato l'ultimo scontro a fuoco con un agente lasciò il suo corpo dissanguato disteso indifeso sul prato.
Seguiva la foto ed i tratti sul viso del malvivente erano carne che per Lena appariva ancor viva: fra le sue unghie sotto le stelle aveva danzato fra la morte e le sue voglie.
Di nuovo quel brivido freddo ma per la prima volta cosciente corse in cerca del bestione certa d'aver confuso aggressore e protezione.
Passò in rassegna ogni muro e pietra setacciò la locanda scrutò ogni ciotolo in dedalo di via ma di Bisonte nessuna traccia.
Rassegnata si decise al ritorno verso casa sola a notte inoltrata ma ad un passo dalla luna di colpo s'arrestò in mezzo al ponte d'istinto seguita d'incongruenza: spalancò la portiera uscì di corsa verso la ringhiera e disse quel nulla che già sapeva quando vide con quel grosso corpo teso la corda giocare ondeggiando in silenzio dalla parte opposta del sangue.
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Questo è l'ultimo inchiostro mercantile fresco di sale e rime.
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Qui ultimamente sto in compagnia
di bella gente.
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Quest'altro invece è a spasso per Santiago con le prime piume.
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Il Pallone,
se sei così vecchio, ora l'avresti perso.
Fortuna che, come niente, ora è tornato tranquillo come sempre.
Se spulci attento già c'è l'eco archiviato di quel che ero.
Comunque di certo rimane solo
lo Sghembo,
ed è questo:
Home.
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Vi lascio la punteggiatura, ma non nel mezzo: quello e' tutto fra la mia testa ed il blu.
Percio', nel caso vi piaccia per gloria o pecunia, almeno un grazie o una mancia rauca. |
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