Sali a Baita   Do Re Mi
Fa
Sol
 


Di quel
che passa
si scrive,
si canta,
si balla.

Di quel
che resta
ci bastan
gli occhi.

 

24.10.04

 
Lasciarsi andare

Tonfo è il trillo del mio campanello immerso, attaccato al pelo del mio cappello.
Qualcuno soffocato da un qualcosa ha cercato un rimedio al suo guaio godendo nel tenermi sottacqueo.
Mentre me ne sto senz' aria ho come compreso ad un velo di retina che ottanta anni medi in questa latrina dipinta non sono che un embolo a tempo.
E allora mi sarei detto che stare condizionale non aiuta a pensare.
Meglio incidermi un incisivo fisso e perseguirlo,
meglio non attendere e pretendere,
meglio insistere che prefiggere,
meglio un qui che un sarò.
Sprofondato nella falsa felicità da prondità rido del mio stato di precadeverico omino a termine.
Dal basco alla stupida,
dalla coppola alla bandana,
dalla tinta alla pelata:
in superficie la gente si squaglia
sotto i cambi di berretto ed io,
inzuppato d'omicidio in vittima,
rido, rido, rido.
Salgono le bolle plop plop dalle mie narici fino alla cresta divisoria e difettano un orizzonte incantato sulle stesse onde.
Solletico dalla giacca la mia riserva di grappa e scelgo mentre comincio ad agitarmi di stappare e trincarmi.
Etilico in asfissia deglutisco e mi sfido in cerca di un respiro.
Quasi ho un sogno.
Poi sfumo.

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Questo è
l'ultimo
inchiostro
mercantile
fresco di
sale e rime.


Qui ultimamente
sto in compagnia
di bella gente.

 

carta

Quest'altro
invece
è a spasso
per Santiago
con le prime
piume.



Il Pallone,
se sei così vecchio,
ora l'avresti perso.

Fortuna che,
come niente,
ora è tornato
tranquillo come sempre.

Se spulci
attento
già c'è l'eco
archiviato
di quel che ero.

Comunque
di certo
rimane solo
lo Sghembo,
ed è questo:

Home.

     
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Vi lascio la punteggiatura, ma non nel mezzo: quello e' tutto fra la mia testa ed il blu.
Percio', nel caso vi piaccia per gloria o pecunia, almeno un grazie o una mancia rauca.
 
   
creativo